ROBERTO ALTMANN

 

DICONO DI LUI...[about him]

 

ALTMANN: DAL PARTICOLARE ALL’UNIVERSALE

Nel suo sviluppo spazio-temporale il corpo indagato da Altmann tende a percorrere derive metamorfiche che ne modificano le peculiarità distintive ma non le potenzialità espressive. Questo avviene anche quando la trasformazione va a toccare i limiti della sparizione organica per deporre ogni suggestione nel grembo di un informale acceso di segni, di tracce, di tonalità contrastanti. Questo avviene perché Altmann procede per inquinamenti, per cancellazioni, per sovrapposizioni di spinte emozionali, tanto che in alcune prove sembra prevalere il gesto istintivo e automatico sull’ordine dettato dalla ragione. Il suo percorso è a tratti paragonabile a quello intrapreso dai surrealisti che amavano talora farsi condurre sulla tela e sulla carta dalla mano e farsi quindi sorprendere dalla meraviglia del risultato. Tale meraviglia richiama quindi a sé altri corpi, altre tensioni e altre torsioni da dipanare nello spazio in un volo che non prevede approdi ma solo il prosieguo aereo di un cammino senza fine.
Si diceva che Altmann attinge la sua ispirazione da moduli classici o rinascimentali per immergere le sue storie nella contemporaneità. Tutto questo succede, come si può vedere anche nelle prove appena citate, grazie a un segno frenetico che non si sofferma sul compiacimento descrittivo ma è condizionato dall’urgenza esplicativa. Pertanto la seduzione della “bella pittura” viene superata dalla seduzione del gesto forte, espressivo. Altmann si comporta come se si trovasse ogni volta alle prese con un bozzetto, con un prototipo da sviluppare in un secondo tempo. Il fatto è che per lui non esiste un secondo tempo poiché è sempre il presente a guidare la mano e a esaurire il motivo di
quel dipinto. Il successivo “prototipo” si rivolge già a un’altra storia, magari prossima alla precedente per intensità e carica emotiva, ma mai a essa riagganciabile per un ripensamento formale. Il suo cammino è quello di un fiume che trascina con sé i ricordi del suo primitivo percorso per rinnovarli, non per ripeterli. Un’altra interessante sequenza riguarda il tema della corrida che ha goduto di celebri attenzioni rappresentative a partire da Goya fino a Picasso. Nella circostanza l’ autore prende ispirazione da questi due maestri per lanciarsi in una personale interpretazione prodiga di spunti creativi e di annotazioni.

Altmann ha affrontato tale argomento in numerose tecniche miste, datate 2005, che gli hanno permesso di indagare lo scontro fra il toro e il torero ben al di là dei soliti canoni. Qui viene evidenziata ancora una volta una delle principali peculiarità di questo personaggio capace di toccare e di trasformare a proprio vantaggio argomenti difficili e insidiosi, come la trionfale e nel contempo critica esibizione del nudo affrontato con intendimento classicheggiante o la tauromachia di matrice prettamente ispanica, perché legati a determinati artisti o a periodi ritenuti non più evocabili o trasferibili nell’attualità.
Ritornando alle sue corride, queste vengono intese come un interessante territorio d’indagine di moduli interpretativi e di emozioni, come un gioco di movimenti e di tonalità che alla fine perdono i contorni degli interpreti per sfaldarsi e ritrovarsi in un confronto di macchie, di sollecitazioni visive e di percezioni umorali. La corrida diventa dunque un pretesto, come lo è d’altra parte il gioco dei corpi nelle attrazioni di forme e nel loro scioglimento, in quel divenire pittorico che tende a cancellare il già tracciato per condurre nuove annotazioni, non per definire. Altmann non persegue una conclusione: egli aggiunge di volta in volta capitoli a un colloquio con se stesso e con tutti noi che partecipiamo al suo perenne happening. Per lui il punto d’arrivo, ovvero il licenziamento di un’opera è solo il preludio del passo successivo. Qui risiede la sua fortuna e la sua dannazione, qui risiede lo splendore di gesti e di pennellate che profumano sempre di freschezza e aprono la curiosità del domani, del quadro che verrà. Altmann non si sofferma sul quotidiano, a lui non interessa rappresentare un singolo evento. Roberto Altmann conduce i problemi delle ore e dei giorni sul più alto gradino dell’assoluto.

Luciano Caprile

 

ROBERTO ALTMANN: IL GESTO OLTRE L’IMMAGINE

La mano percorre la tela bianca con frenetica insistenza come se il carboncino rincorresse un rapido pensiero da catturare e da tradurre in immagine. Fioriscono così linee ampie, ripetute, accentuate da un segno nero che durante il suo percorso pare annullare il segno precedente e invece lo giustifica nella sottolineatura che fa scaturire dal magma gestuale la parvenza di un corpo, di un volto, di una mano che lievita prima di essere riavvolta e assorbita da un ordito cosmico che determina la scena. Per Roberto Altmann la forma  è frutto di una escavazione interiore capace di far riaffiorare emozioni visive frutto di una cultura ammantata di classicità. Insistite memorie riaffiorano da una costruzione aerea che crea e riempie spazi fisici e mentali lungo un perpetuo divenire di progetti compositivi che si avvalgono dell’apparente incompiutezza per rimandare ogni volta la conclusione.
Dove collocare dunque la pittura di Roberto Altmann? Se certe composizioni ci possono condurre a un onirico simbolismo mediato da quelle reminiscenze culturali di cui si è fatto cenno, il procedimento costruttivo che conduce alle prove degli ultimi anni chiama in causa un certo espressionismo che ha interessato gli artisti tedeschi dell’ultima e della penultima generazione. Con sconfinamenti nell’informale non appena i corpi si sfaldano in una improbabile decifrazione o quando il gesto si ferma al limitare della figura.
D’altronde il risultato raggiunto attualmente dall’artista ligure può considerarsi come il riassunto di un intero percorso di ricerca ufficialmente avviatosi nel 1982 con un periodo “espressionista” nato dalla rielaborazione di temi figurali di stampo accademico. La successiva evoluzione in senso astratto, che si è inaugurata nel 1985, a cui va associato il ricorso a una gestualità sempre più libera e indipendente da una forma prestabilita, ha indirizzato i comportamenti di Altmann verso quell’ambito liricamente informale concretizzatosi tra il 1989 e il 1992. Da quel momento la figura umana si è riproposta in termini meno accentuati, assumendo parvenze ectoplasmatiche, nei dipinti che hanno raccolto e mantenuto con calibrata intensità e misura le tracce dei vari percorsi. Nelle opere più recenti è la memoria il termine più ricorrente: la memoria del proprio vissuto e la memoria di una cultura che affonda le radici nel Rinascimento..

In Altmann si rivive pertanto lo spirito di un nuovo “rinascimento” dove la centralità umana viene evidenziata non più dalla sontuosa presenza di un corpo dalle magiche proporzioni anatomiche ma dal travaglio che riguarda l’uomo contemporaneo artefice e vittima di tutte le contraddizioni, i turbamenti e gli strazi che gli competono. Da qui prende sostanza l’inquietante fotografia della crisi del nostro tempo; da qui può nascere una lettura affatto contemplativa che proietta l’arte di Altmann nella realtà che stiamo vivendo giorno dopo giorno. Da qui si comprende meglio il significato di un gesto che, nel momento in cui incide e scava la tela con violenza, tenta un rito di espiazione e di catarsi. Infatti solo in un secondo momento la figura si erge dal tormentato groviglio dell’apparente caos per un desiderio di rinascita, di riscatto, di prestigiosa ricollocazione spaziale.
Ma perché il nostro autore ha scelto questa strada difficile e contorta per entrare nello spirito e nel pensiero della gente? Perché si tratta di un tragitto collaudato dai secoli ed eternamente rinnovabile da chi possiede un adeguato corredo artistico e la necessaria sensibilità. Infatti  questa di Altmann è una dichiarazione, una “scrittura” simbolica che aggancia strutture del passato per immergerle nella contemporaneità dal momento che le emozioni e le sollecitazioni dello spirito non conoscono diversità di tempi e di epoche. Egli riesce a essere attuale avvalendosi di quegli impianti e di quelle strutture mentali che hanno guidato l’estro di lontani.

Luciano Caprile

 

... Altmann libera il SUO presente SUL passato, anticipa la decomposizione della bellezza, il processo distruttivo che alcune volte sottrae, altre aggiunge qualcosa a tutto quello che un tempo era bellezza celestiale. Altmann dipinge soltanto quello che "un tempo era bello", a tratti con delicatezza, a tratti con forza. In questa ambivalenza questo artista Italiano si sente a casa...

Marteen Beks - Giornalista e critico d'arte della rivista KUNSTBEELD 1996

 

...Altmann è uno dei rari artisti che non segue, né è suggestionato da mode: tanto è forte la sua personale aspirazione, che non ha bisogno di crearsi uno stile artefatto o di identificarsi con la teoria dell'Arte del momento. E' assolutamente unico, è un " individuo assoluto" che fa della sua originalità la sua forza...

Magda Campomenosi - Critica d'arte de "la Repubblica" 1996

 

...Il corpo è il perno dell'universo pittorico di Altmann: attraverso la sua rappresentazione egli sembra avere coscienza dell'appartenere a questo mondo, che per certi aspetti gli è del tutto estraneo. Le forme altamente dinamiche, i tratti forti costituiscono i perni di un caledoscopio multicolore, mentre il vorticoso fluttuare dei corpi finisce per uniformarsi in una solida struttura portante da cui emerge chiaramente lo stile dell'artista e la sua accurata preparazione classica, nutrita dell'esperienza dei più grandi Maestri del Rinascimento. Non c'è figura che rimanga statica, immobile sulla tela, da cui emerge come dotata di una sua propria vita di ampio respiro...

Massimo Fornicoli - Psicologo e Psicoterapeuta 2003

 

...La parte visibile della pittura è forse quella che ci arriva attraverso vibrazioni... Occorre prendersi tutto il tempo per guardare. E poi è il tempo che ci dà l'opportunità di andare oltre l'immagine, oltre la musica indescrivibile della visione. La pittura di Roberto Altmann è sinfonica. Ed egli è stato a lungo parte di questa sinfonia incompiuta dal giorno in cui l'importanza della prima impronta dell'Uomo ha aperto la danza...

Martine Turbet - Parigi 1994

 

ALTMANN: FROM PARTICULAR TO UNIVERSAL

Travelling through space and time the bodies portrayed by Altmann tend to follow metamorphic paths where they lose their distinctive features but don’t miss their expressive power. And this occurs also when the changing involves the physical elimination of limbs and relays only on an informal style lighten up by signs, traces, and contrasting nuances… This occurs also because at any stage Altmann moves on contaminating, erasing, overlapping emotional drives so much that in some paintings the instinctual, automatic gesture seems to prevail on the order of the mind. At times the way he proceeds on can recall the Surrealists who sometimes tended to be led by their own hands both on canvas or paper and were surprised by the wonder of the final result. Here this state of wonder produces other bodies, other torsions to be stretched within a flight span, a never-ending aerial prosecution with no landing points.
Altmann draws his inspiration from Classical or Renaissance modules and then collocates his stories in contemporaneity. All this is the result of frantic signs that don’t linger on mere descriptions but rather have an urge to express something. Therefore the appeal of the aesthetic, refined painting style is replaced by the appeal of the strong, meaningful gesture. Every time Altmann works as if he were facing a sketch, a preliminary drawing to be developed at a second stage. But the point is that to him there is never a second stage since the present time always leads his hand and stops the reasons that led to paint a picture.
The “prototype” to come will already be another story, a story possibly similar to the former as to intensity and emotional drive, but any formal rethinking will categorically be excluded. He moves on just like a river and carries away memories of his past experiences just to renew them, not to repeat them.
Another interesting theme is the bull fighting that in the past drew the attention of remarkable painters such as Goya and Picasso. Altmann is inspired by the works of these two Masters but presents a very personal interpretation rich in creative ideas and notations.

In 2005 Altmann resumed the theme of the bullfight with mixed techniques and investigated on the struggle between toreadors and bulls in a way that went beyond the usual representations. Whether when he portrays nude bodies in a classical-style manner or tauromachy – a subject strictly linked to the Hispanic culture – he once again shows his most remarkable ability to master difficult and treacherous themes in a way that in the end proves advantageous to himself, reasonably if we think that such themes might recall the style of well-identifiable artists or periods far from the contemporaneity and therefore hardly linkable to the present time.
His bullfights are intended as an interesting studying ground for interpretation modules and emotions, a plot of movements and colourful nuances where in the end the main characters lose their graphic identities and dissolve into contrasting patches that urge visual and humoral perceptions. Here the bullfighting is a pretext, just like the tangling and melting of bodies, a painting art in-progress where the already existing signs are deleted to produce new images with no intent to define a detail. Altmann does not pursue a conclusion: from picture to picture he adds new chapters to a dialogue that at the same time he is carrying on within himself and with those who witness this never-ending happening. To him the point of arrival, the moment when he deems a work has been completed is just the prelude to the next stage. Here is his fortune and his damnation, here does lay the glamour of his gestures and brush-strokes whose freshness unveil the curiosity for what is next to come in the future, i.e. the on-coming painting. Altmann doesn’t stop to think about today, he is not interested in portraying a certain event. Roberto Altmann elevates the problems of everyday’s life onto the highest pedestal of Absolute.

Luciano Caprile

 

ROBERTO ALTMANN: A GESTURE BEYOND AN IMAGE

The hand runs on the white canvas with frantic insistence as if the crayon could run after a quick thought to be instantly grasped and immediately translated into an image. Wide lines blossom and repeat one another, stressed by black marks that tend to erase the underlying signs and yet justify them while this continuous underlining produces a magma of gestures: bodies and faces take form, a hand rises and then is suddenly recaptured and reabsorbed into a cosmic warping creating a scene…
To Roberto Altmann Form is the result of an intimate search to bring back to the surface visual emotions derived from his background based on Classicism. Insisting memories come back to light from an aerial construction that creates and fills up both physical and mental spaces through a never-ending progression of sketched compositions whose conclusion is every time delayed, though their unfinished state is merely apparent.
How can Roberto Altmann’s painting art be classified? Whereas some if his works lead us to a sort of oneiric Symbolism interwoven with his Classical cultural background, the construction process shown in his works of recent years recalls a sort of Expressionism - that of the late generations of German artists – where Art exceeds the limits of Expressionism and becomes Informal as soon as bodies are disembodied into hardly-identifiable lines or as soon as the sign simply suggests a human figure.
Therefore Altmann’s present achievements can be considered as the sum of a whole lifetime devoted to a research that officially started in 1982 with an “Expressionist” period characterized by re-elaborations of figurative themes of academic style. In 1985 his further evolution tended more to Abstractism: his signs and gestures became wider and more independent, free from any pre-organized form, thus leading Altmann’s towards the lyrically Informal style that had begun in 1989 and went on until 1992.

From that point on the human body has been revisited in less evident ways and has taken up ghost-like semblance in works that convey and preserve traces of his former painting styles with contained intensity. In his more recent works memory is the recurring theme: memories of the personal background and the reminiscence of a culture dating back to the Renaissance.

Hence in Altmann’s works the spirit of a new “Renaissance” revives. Here the wholeness of the human essence is no longer stressed by the magnificent presence of a body with magic anatomic proportions but through the troubles of the contemporary man, who is at the same time creator and victim of all his contradictions, anxieties and miseries… Here the upsetting picture of the crisis of our times takes form and leads to a less contemplative reading of Altmann’s works. His art is cast into the reality in which we are living now, day after day. We can better understand the meaning of a gesture that while violently carving and incising on the canvas is at the same time trying to perform a sort of expiation and catharsis. Only at a second stage the human figure stands up free from the toiling tangle of apparent chaos, eager of a rebirth, a redemption, a meaningful place in space…
Why Roberto Altmann has chosen such a difficult, winding path to penetrate people’s minds and hearths? Because for hundreds of years this has been a well-known path, an ever-renewable path but only for those who have adequate artistic know-how and refined sensitivity. This is Altmann’s “declaration”, a sort of symbolic “writing” linked to the past: he uses these long-aged structures and soaks them in the contemporaneity of the present, since emotions and soul stimuli cannot recognize differences in times and fashions. He knows how to remain linked to the present time resorting to the basic knowledge and mental structures that guided the hands of many artists of the past.

Luciano Caprile

 

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